-----Original Message----- From: Nicolai.Riedel [mailto:riedel@dla-marbach.de] Sent: 23 May 2002 08:55 To: juenger.list@juenger.org Subject: AW:[Juenger-list] recensione libro "Passaggi al bosco" Sensitivity: Confidential Dear Lisdt Members, does anybody know where this review has been published? Best regards, Dr. Nicolai Riedel > > > L. Bonesio, C. Resta, PASSAGGI AL BOSCO. Ernst Jünger nell'era dei Titani, > > ed. Mimesis, 2000 > > > > > > «Se chiudo gli occhi vedo talvolta un paesaggio oscuro con pietre, rocce e > > montagne sull'orlo dell'infinito. Nello sfondo, sulla sponda di un mare > > nero, riconosco me stesso, una figurina minuscola che pare disegnata col > > gesso. Questo è il mio posto d'avanguardia, sull'estremo limite del nulla: > > sull'orlo di quell'abisso combatto la mia battaglia.» > > Ernst Jünger > > > > "Jünger è stato se stesso e costituisce categoria umana a sé, come per > > tutti gli uomini sarebbe doveroso" (1). Queste parole pronunciate da > > Quirino Principe alla scomparsa dell'autore tedesco, avvenuta il 17 > > febbraio del 1998 alla soglia dei 103 anni, mentre infuriavano i goffi > > tentativi di inserire il suo pensiero, le sue opere e scelte di vita in > > questo o quell'orientamento filosofico o politico, rappresentano, forse, > > l'unica descrizione possibile di una figura gigantesca come quella di > > Jünger. Scrittore, filosofo, poeta, guerriero, ma anche entomologo: il suo > > orgoglio più grande era quello di aver dato il proprio nome ad una famiglia > > di insetti. Uomo di pensiero aristocratico e d'azione, Ernst Jünger è > > oggi - dopo decenni di colpevole silenzio e di censure dovute alla > > mediocrità disinformata di alcuni e alla malafede di altri - una delle > > figure intellettuali europee più discusse e controverse. Mentre le sue > > opere vengono finalmente pubblicate da grandi case editrici, nel panorama > > degli studi critici italiani spicca, per completezza e profondità di > > analisi, il bellissimo libro di Luisa Bonesio e Caterina Resta, Passaggi al > > bosco. Ernst Jünger nell'era dei Titani, ed. Mimesis. Si tratta di un > > volume che ripercorre rigorosamente l'intera opera del pensatore tedesco, > > dalla sua formazione sui campi di battaglia della prima Guerra Mondiale > > alle speculazioni dell'ultimo Jünger ritirato a Wilflingen, il villaggio > > della Svevia superiore, ignorato persino da molte carte geografiche e > > circondato da un meraviglioso paesaggio di boschi e prati, in cui lo > > scrittore tedesco trascorse l'ultima parte della sua vita avventurosa. Una > > vita lunga, piena, attiva e contemplativa assieme, che ha registrato la > > presenza di Jünger in eventi storici decisivi. Parafrasando il titolo di un > > saggio di Moreno Marchi dedicato ad alcuni scrittori francesi, anche di > > Jünger si può senz'altro affermare che ha vissuto con il sangue e con > > l'inchiostro. Lasciandoci in eredità se stesso, la sua esemplare statura, > > le sue qualità di uomo libero, prima e oltre la sua ricchissima produzione > > letteraria. Costringendoci inoltre - magnifico dono - a fare i conti in > > qualche modo con la sua persona, con il suo pensiero. Non è possibile > > prescindere da Ernst Jünger, infatti, se si desidera affrontare > > responsabilmente questioni cruciali del nostro tempo, come la tecnica, il > > nichilismo, la libertà, l'identità, l'organizzazione politica degli spazi > > planetari. > > Egli ha attraversato tutto il Novecento divenendone uno dei suoi più lucidi > > testimoni. E' riuscito a cogliere l'essenza profonda dei processi che > > segnano la modernità; e ciò non in virtù di uno sguardo intellettualistico > > (o cartesiano), bensì grazie alla sua straordinaria e misteriosa > > sensibilità stereoscopica che gli ha consentito di cogliere "le cose nella > > loro corporeità più segreta e più immobile" (2). Non a caso, il > > nazionalbolscevico Ernst Niekisch coniò per Jünger la bellissima > > definizione di sismografo per sottolinearne le capacità di comprensione > > finanche dei più piccoli e "sotterranei" segnali del tempo. Capacità non > > disgiunte da un'indiscutibile e profetica veggenza, quasi come se Jünger > > disponesse di particolari ed invisibili antenne, non troppo dissimili da > > quelle dei suoi amatissimi insetti. > > Benché l'eccezionale ricchezza dell'opera e della vita di Ernst Jünger > > renda praticamente infiniti gli argomenti da esaminare e gli spunti di > > riflessione da approfondire, questa raccolta di saggi di Luisa Bonesio e > > Caterina Resta rappresenta, sicuramente, la più riuscita esplorazione della > > totalità del pensiero jüngeriano, nei suoi nuclei teorici fondamentali, che > > sia mai stata pubblicata in Italia. Un libro indispensabile, dunque, per > > chi già conosce ed apprezza lo scrittore tedesco; ed un libro che, pur > > essendo molto più di una semplice "introduzione" all'opera di Jünger, per > > l'obiettività inconsueta ed immune dal vergognoso "brigantaggio politico" > > che molto spesso ha contraddistinto l'approccio al pensiero jüngeriano, è > > utilissimo anche per chi poco conosce di questo autore di riflessioni > > attualissime. Egli appartiene a quella schiera di uomini che si plasmarono > > nelle trincee della prima Guerra Mondiale e la cui vita fu segnata in modo > > indelebile da quei tragici avvenimenti (3). Ferito quattordici volte, si > > vide attribuire la croce Pour le mérite, il più importante riconoscimento > > dell'esercito tedesco. E fu proprio la guerra, l'esperienza fondamentale > > del giovane Jünger e il fattore stimolante delle sue prime speculazioni. > > Jünger riconobbe subito il travestimento moderno del fenomeno bellico nella > > guerra di materiali (Materialschlacht). "Il genio della guerra si è > > congiunto con il genio del progresso" (4): così la battaglia tradizionale > > evolve in una specie di combattimento in cui uomini e macchine sembrano > > affratellati. E' la fine dei valori eroici tradizionali. L'assalto dei > > giovani volontari tedeschi, molti dei quali Wandervögel, presso Langemarck > > il 10 novembre 1914, è spesso ricordato da Jünger come un evento > > emblematico: l'entusiasmo e l'idealismo romantico delle migliori leve di > > una generazione si scontrarono con il fuoco delle artiglierie nemiche; e > > non ci fu nulla da fare. Eppure il capitano Jünger non reagisce alla guerra > > moderna cantando le virtù di quella antica, bensì scorge la grandezza > > dell'uomo, del guerriero che diventa tecnico, anche nelle tempeste > > d'acciaio. E, soprattutto, si rende presto conto della grande svolta che > > l'Occidente sta vivendo. > > Lo sviluppo tecnologico, che ha modificato i sistemi di combattimento, > > sconvolge la vita anche in tempo di pace. La mobilitazione totale (nel suo > > duplice aspetto, tecnico e spirituale) si impone nel mondo del lavoro che > > assume dunque un carattere totale. Con incredibile chiarezza Jünger > > intravede, tra le due guerre mondiali, l'avvento della figura dell'Operaio > > o Lavoratore (Der Arbeiter), il "milite del lavoro" (5) che mobilita il > > mondo con la tecnica. Non si tratta di una grandezza economica, come > > vorrebbero liberalismo e marxismo, bensì di un tipo d'uomo che si > > riconnette ai requisiti dell'epoca attuale. Una figura metafisica che > > sconvolge l'in-forme mondo del dominio (apparente) borghese. Quest'ultimo, > > assieme alle categorie concettuali del razionalismo cartesiano, è il > > bersaglio polemico di tutta l'opera dell'autore tedesco. Posto che anche il > > "borghese", per Jünger, non è il rappresentante di una classe sociale ma il > > tipo d'uomo che nega ogni valore metafisico ed il modello di vita che, > > fondandosi sul bisogno infantile di sicurezza, rimuove le forze elementari > > della natura. Secondo Jünger, la figura dell'Operaio è destinata a > > sostituire l'individuo borghese, sorto dall'Illuminismo e slegato da ogni > > appartenenza, il cui tempo è tramontato. Il primo conflitto mondiale segna > > proprio la fine del "tempo dell'io individuale" (Ichzeit) e l'inizio "del > > tempo del noi collettivo" (Wirzeit). Lo spazio del lavoro non conosce più > > confini e l'azione dell'homo technicus è la sua spinta unificatrice. Come > > osserva Resta, ben prima dell'invenzione di internet lo scrittore europeo > > comprese perfettamente il modo reticolare con cui la tecnologia impone il > > suo dominio. > > Tuttavia, se negli anni Trenta Jünger ha ancora fiducia nelle capacità del > > Lavoratore di dominare le macchine nell'attesa che la tecnica si > > spiritualizzi, giungendo al suo "punto di perfezione" e facendo dunque > > emergere il fondo immobile ed elementare del vorticoso processo di > > unificazione tecnica del pianeta, il catastrofico secondo conflitto > > mondiale, agli occhi dello scrittore tedesco, rende evidente > > l'inadeguatezza dell'Operaio. Il quale lungi dal controllare i suoi > > strumenti sembra essere diretto da loro, in un processo che tende alla > > costruzione di una terra senza confini e senza dèi, in cui trionfa un > > orribile e volgare "paesaggio da officina". Con il passare del tempo, > > insomma, Jünger sembra diventare più pessimista circa le capacità > > dell'Operaio di costruire un ordine armonico dopo e oltre la distruzione. > > Perciò scorge da un lato la necessità di una unificazione politica del > > mondo nella quale l'organizzazione (il meccanismo tecnologico) non schiacci > > l'organismo (la sostanza vitale, le diverse culture ed identità). Il > > fondamento di questo Stato mondiale (Weltstaat) - che riscopre il modello > > politico imperiale, l'unico capace di garantire unità nella varietà (6), > > nell'era della crisi degli Stati nazionali - deve essere una Nuova Teologia > > in grado di portare l'uomo a riscoprire la relazione col divino, relazione > > indispensabile per governare l'accelerazione del nostro tempo ed evitare > > gli esiti più devastanti e nichilistici del titanismo tecnologico. > > Dall'altro lato, però, Jünger ritiene che questa rinnovata alleanza con gli > > dèi debba realizzarsi prima di tutto nel cuore del singolo. Considerato che > > il Lavoratore, figura titanica, non si rivela all'altezza di questo > > compito, lo scrittore tedesco individua allora nuove figure (il Ribelle, > > l'Anarca) capaci di operare quei passaggi oltre il muro del tempo che > > restituiscono libertà ed autenticità al singolo che sappia avvicinarsi al > > fondo immobile, originario e atemporale della realtà. > > Di fronte al nichilismo della modernità, che Jünger giudica come un > > processo di riduzione (Reduktion) e svanimento (Schwund) di ogni sostanza, > > che agisce attraverso il tecnicismo e sistemi d'ordine di grandi > > dimensioni, l'autore tedesco guadagna ora una prospettiva nuova che gli > > consente di mutare l'atteggiamento nei confronti della tecnica. > > Quest'ultima, lungi dall'indebolire il "borghese", appare ora agli occhi di > > Jünger come lo strumento di diffusione all'intero globo del suo potere > > dissacrato e dissacrante. La forma del Lavoro, di cui Jünger aveva subito > > il fascino, manifesta in maniera sempre più evidente il suo volto > > terrificante, distruttivo ed omologante. E' la crescita del deserto di cui > > parla Nietzsche: l'omogeneizzazione dei paesaggi naturali e culturali > > procede di pari passo con l'inaridimento spirituale. Nel mezzo di questo > > gorgo nichilistico, secondo Jünger, sarebbe illusorio cercare la salvezza > > difendendo romanticamente istituzioni destinate ad essere travolte. La > > "cultura museale" e il percorso verso il nulla sono anzi, per lo scrittore > > tedesco, le due facce della stessa falsa medaglia. Nel panorama uniforme ed > > indifferenziato della modernità desertificante - di cui un altro simbolo è > > il Titanic, la nave lussuosa e tecnologica che corre velocissima verso > > l'impatto con l'iceberg in un'irreale atmosfera di festa - le piccole > > élites o i singoli non disposti a barattare la propria libertà ed identità > > per un po' di comfort, possono resistere all'inglobamento nel Leviatano (il > > nichilismo, lo Stato moderno ridotto ad oggetto nichilistico), solo > > recuperando la dimensione della selvatichezza, della Wildnis. Natura > > incontaminata (Wildnis) e bosco (Wald) sono allora simboli di quella terra > > selvaggia non corrotta dall'organizzazione - intesa come l'ordine tecnico e > > scientifico che restringe, fino ad annientarla, la libertà dell'uomo; > > l'ordine del nulla, insomma - che cresce ovunque, nel petto del singolo e > > nel deserto, come un'oasi. La stupenda immagine del ricorso alla Selva > > rappresenta proprio il distacco dagli impersonali automatismi dei ritmi > > meccanici. E' l'incontro con se stessi nella riscoperta delle forze > > elementari della natura, sacrificate dalla modernità occidentale > > sull'altare di una ragione eletta a divinità. Ma non si tratta di una > > passeggiata, né di una facile ritirata. Il bosco è infatti la grande dimora > > della morte. E il Ribelle dei boschi (Waldgänger), aprendosi alle forze > > elementari e trascendenti della natura, sa che il rischio, il pericolo, > > l'aspetto avventuroso dell'esistenza, il dolore, la violenza, la stessa > > morte (tutto ciò contro cui il "borghese" si illude di potersi > > "assicurare"), sono manifestazioni della natura, costituiscono il fondo > > primordiale (Urgrund) della vita. I tentativi volti alla negazione di > > queste forze non sono solo vani ma anche pericolosi: come insegna la > > psicologia del profondo, i contenuti rimossi della psiche rischiano di > > possedere completamente l'individuo, o la collettività, che quei contenuti > > ha negato. > > I passaggi al bosco, dunque, sono praticabili, come spiega perfettamente > > Bonesio, laddove l'uomo riesce ancora a sentire la sacralità della natura, > > nella sua totalità, pensando ad essa al di fuori degli schemi riduttivi > > della scienza moderna che la banalizza ad oggetto di analisi e > > manipolazione. Ma l'approccio alla natura non può nemmeno essere di tipo > > romantico, giacché questo definisce la bellezza della natura solo in > > funzione dei canoni estetici dell'uomo, rimanendo così in una prospettiva > > antropocentrica. Bisogna imparare di nuovo a guardare la natura > > rispettandone i simboli meravigliosi. Ed anche in questo il Maestro Jünger > > ha molto da insegnarci. > > > > Paolo Marcon > > > > > > Note > > 1 Q. Principe, Ultimo Titano del '900 o primo del Duemila, in "Lo Stato", > > 1998, n. 9, p. 63. > > 2 E. Jünger, Lettera dalla Sicilia all'uomo nella luna, in id., Foglie e > > pietre, trad. it., Milano, 1997, p. 109. > > 3 "La guerra è il padre di tutte le cose, anche il nostro [.] Essa ci ha > > martellato e temprato perché diventassimo ciò che siamo. Per tutto il tempo > > che la ruota della vita girerà in noi, la guerra sarà il suo asse" (E. > > Jünger, Der Kampf als inneres Erlebnis, cit. in C. Risé, Misteri, guerra e > > trasformazione. Le battaglie del Sé, Milano, 1997, p. 26). > > 4 E. Jünger, La mobilitazione totale, in id., Foglie e pietre, op. cit., > > p. 114. > > 5 L'espressione è di Delio Cantimori. Cfr. D. Cantimori, Ernst Jünger e la > > mistica milizia del lavoro, in id., Tre saggi su Jünger, Moeller van den > > Brück, Schmitt, Roma, 1985, pp. 17-43. > > 6 "Due principi supremi dovranno essere sanciti nella costituzione, > > qualunque struttura essa abbia: i principi dell'unità e della varietà. Il > > nuovo impero deve essere unico nelle sue articolazioni, ma nel rispetto > > delle loro specificità" (E. Jünger, La pace, trad. it., Parma, 1993, p. > > 52). > > > > > > > > > > > _______________________________________________ > Juenger-list mailing list > Juenger-list@juenger.org > http://www.pairlist.net/mailman/listinfo/juenger-list
Markup © John King, July 2001.