ernst jünger in cyberspace

mailing list archive - Evola e le "Scogliere"

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Excuse me if I send to the list an extract from an Evola's article in
Italian, and the official languages of the list are English and German.

I think this is a very good, even it is concise and sintetyc, comment to
"Auf den Marmorklippen", and it is the best I've found.

The real sense of this work of EJ is generally ignorated by the official
culture (in Italy).







<< Ed ora cade di parlare delle « Scogliere di Marmo ». E' opinione
generale, che tale libro sia uno Schlüsselroman, cioè un romanzo a chiave,
nel quale le vicende e gli stessi personaggi hanno un carattere simbolico e
si riferiscono a rivolgimenti e forze in atto ai nostri giorni, avendo
dunque il valore di mezzi espressivi fantastici per una idea precisa. Il
centro di questo nuovo libro, scritto dallo Jünger nel 1939, è il contrasto
fra due mondi. L 'uno è quello della «Marina» e dei pascoli, sovrastati
dalle « scogliere di marmo »; è un mondo patriarcale e tradizionale, ove la
vita nella natura e lo studio della natura hanno per controparte una
superiore saggezza e un simbolo ascetico e sacrale incorporato
eminentemente, nel romanzo, dalla figura di Padre Lampro. Di contro al mondo
raccolto presso le « scogliere di marmo» sta quello delle paludi e dei
boschi, ove signoreggia una paurosa, diabolica figura che lo Jünger chiama
l'Oberförster (tradotto con « Forestaro »): è, questo, un mondo
« elementare », di violenza, di crudeltà; di ignominia, di disprezzo di ogni
valore umano. Il tono della vicenda fantastico-simbolica descritta con arte
magistrale dallo Jünger è da « crepuscolo degli dèi ». Il mondo del
 Forestaro » finisce col sopraffare quello della Marina e delle Scogliere di
Marmo. La civiltà e i costumi della Marina sono alterati da processi di
corruzione oculatamente diretti, l' anarchia vi si infiltra e non trova
nessuna remora in uomini d'azione capaci davvero di imporsi, di far fronte
al nihilismo ed alla distruzione. Nel momento del massimo pericolo, due
uomini cercano di assumere l'iniziativa di una azione liberatrice. L'uno,
Braquemart, incarna una volontà di potenza e una teoria del superuomo e
della superazza alla nietzschiana, teoria che qui si risolve essa stessa in
una forma di nihilismo ed è condannata nella sua astratta cerebralità e
nella sua mancanza di spontanea grandezza, a fare il giuoco dell'avversario,
a cui Braquemart cerca di contrapporsi usando le sue stesse armi. Lo Jünger,
nel proposito, scrive: « In questo ambito occorreva intervenire ed erano
quindi necessari ordinatori e nuovi teologi, cui il male fosse noto nelle
sue apparenze e nelle sue radici; e solamente allora avrebbe giovato il
taglio delle spade consacrate, a guisa di un fulmine nelle tenebre. Per
queste ragioni dovevano i singoli vivere con chiarità e forza d'animo anche
maggiore, secondo una disciplina più severa, testimoni di una nuova
legittimità. Anche chi voglia vincere una breve corsa si assoggetta ad una
adatta disciplina; ma qui erano in giuoco i beni supremi, la vita
spirituale, la libertà, la stessa dignità umana. Per certo Braquemart
riteneva esser, coteste, vane chiacchiere e progettava di ripagare il
vecchio (il « Forestaro » ) con ugual moneta, ma aveva perduto il rispetto
di se, e da ciò ogni rovina ha fra gli uomini il suo principio ». L 'altra
figura del mondo della Marina è il principe di Sanmyra, simbolo di una
nobiltà ormai spossata. I segni della grandezza tradizionalmente innata, la
nobiltà d'animo e la prontezza al sacrificio audace ed eroico si accoppiano
in lui alla decadenza propria a ciò che vive unicamente come un retaggio del
passato, come un'eco, come qualcosa che è meno nostra che non una proprietà
dei morti. Perciò l'unione delle due figure è come quella di una tradizione
crepuscolare congiunta ad una artificiale teoria della potenza, più capace
ad accrescere il deserto che non a conferire alla prima una forza nuova.
Perciò i due da soli tentano un disperato colpo di mano contro il Forestaro,
ma vi perdono la vita e non possono arrestare la catastrofe. Ne può
arrestarla lo scendere in campo di Belovar, colui che rappresenta le forze
residue della civiltà patriarcale ancora intatta. L 'opera di disgregazione
sotterranea si è ormai portata troppo lontano, i « vermi del fuoco »
organizzati dal Forestaro son ormai troppo numerosi e troppo potenti. Le
forze scatenate del mondo della foresta e delle paludi non possono essere
trattenute. Belovar cade nell'ultima, disperata battaglia, dopo di che
ferro, fuoco, morte e distruzione si abbattono su tutto il mondo della
Marina e delle Scogliere di Marmo. Padre Lampro, che è il custode del
Mistero, della tradizione sacra e della contemplazione, scompare fra le
fiamme nel crollo del suo tempio. L'ultimo suo atto è di benedire la testa
mozza del principe di Sanmyra, sacrificatosi nell'estremo tentativo e quasi
trasfigurato, in esso, da una luce superiore. Arde anche l'Eremo della Ruta,
rifugio dello studioso e del saggio, simbolo di umanistica disciplina e di
quasi goethiana contemplazione della natura. Da tutto il mondo della Marina,
ormai in fiamme, solo qualcuno riesce a fuggire, con una nave, recando seco,
come una reliquia, appunto quella testa mozza, la quale solo molto più
tardi, incastonata nella prima pietra, doveva servir di fondamento ad una
nuova cattedrale. Ma per quel ciclo, per quel mondo legato alle Scogliere di
Marmo, il trionfo delle potenze scatenate dal Forestaro è l'ultima parola. E
l'unica speranza nella tragedia è che proprio l'esperienza del fuoco
distruttore sia, per il singolo, un principio di rinascita, la soglia per
passare in un mondo incorruttibile. Nel mondo ideale proprio al nuovo libro
simbolico dello Jünger si ha dunque quasi un ritorno a valori, che nel
precedente non stavano di certo in primo piano. Molti elementi fanno
pensare, che si tratti, qui, di una specie di bilancio negativo proprio del
mondo « elementare » epperò, in buona misura, anche del mondo dell'
 operaio ». Le forze scatenate che distruggono le città della Marina, dopo
aver travolto sia la sopravvivenza generosa, ma pure stremata, della civiltà
del Secondo Stato, sia gli artificiali, nihilistici rappresentanti della
semplice volontà di potenza e, infine, in Belovar, le poche energie ancora
schiette e legate alla terra - queste forze del « Forestaro » danno ben
l'impressione del mondo della « mobilitazione totale » , del mondo del
Quarto Stato e del « tellurismo » rivoluzionario giunto al limite e
rivelante alla fine la sua vera natura. Con l'avvento di tali forze nelle
terre della « Marina » non è il mondo della borghesia, dell'individualismo o
del Terzo Stato che crolla, ma un mondo della qualità, della personalità,
dell'ascesi, della tradizione misterica e sacra, della « cultura » in senso
superiore. E' lo stesso Jünger, già assertore della guerra totale e quasi
estrema istanza a se stessa, che ora riconosce che « il coraggio guerriero
non è il valore supremo »; che è inevitabile andare incontro al mondo della
« selva » e del Forestaro quando, insieme alla forza, non si possegga un
principio superiore, una legittimazione, per così dire, dall'alto, come
quella simboleggiata dalla figura dell'asceta travolto lui stesso nel crollo
del tempio in fiamme, dopo l'ultima benedizione. Tolti i suoi lati
apocalittici, il nuovo libro dello Jünger ha dunque un contenuto profondo.
Una chiaroveggenza lo pervade, superiore di certo a quella del periodo di
 Der Arbeiter », adeguata alla serietà di questi tempi. Il fenomeno
dell'irruzione dell' « elementare », come si è già detto, è reale: e reale è
anche il processo di enucleazione di un nuovo tipo, realistico, eroico,
impersonale, capace di un controllo e d'un'azione assoluta, proteso verso
una assunzione totale della vita. Anche se il mondo di questo nuovo tipo non
corrisponde proprio a quello del « Forestaro », anche se esso ha lasciato
dietro di se il periodo delle distruzioni e dell'anarchia e nel suo avvento
non si celebrino solo varie forme di quello del Quarto Stato, pure gli
orizzonti non si schiariranno, e un temibile destino non sarà prevenuto,
fino a che come controparte non si avrà appunto la tradizione spirituale nel
senso più alto, un Ordine non nella prima assunzione soltanto attivistico-
guerresca dello Jünger, ma appunto con riferimento a valori trascendenti,
alle file segrete di qualcosa « che non è di questa terra » e che forse fino
ad oggi è stato ancora custodito. Il volto dell'epoca che viene dipenderà
certamente dalla misura in cui, malgrado tutto, questa possibilità si
realizzerà. >>



J. EVOLA



DA - L'<<OPERAIO>> E LE SCOGLIERE DI MARMO -



IN "BIBLIOGRAFIA FASCISTA", 1943, A.XVIII N.3 PAG.143


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Markup © John King, July 2001.